Riepilogo soglie, limiti, novità operative e situazioni a rischio — la guida di riferimento per
chi è in regime forfettario.
Sei in regime forfettario e ti chiedi se qualcosa è cambiato nel 2026? La risposta breve è: no, non ci
sono rivoluzioni. Ma la risposta lunga è più interessante — perché i dettagli che molti trascurano
sono proprio quelli che possono far perdere il regime da un anno all’altro, spesso senza
accorgersene.
In questo post facciamo il punto su soglie, limiti, novità operative e — soprattutto — sulle situazioni
più insidiose che mettono a rischio il forfettario senza che il contribuente se ne renda conto.
Le soglie confermate per il 2026
La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha confermato l’impianto del regime senza modifiche
strutturali. Ecco i numeri da tenere a mente:
Limite ricavi e compensi: 85.000 euro
È la soglia principale. Chi la supera nel corso del 2026 esce dal forfettario dall’anno successivo,
cioè dal 2027.
Soglia anti-elusione: 100.000 euro
Se durante l’anno i ricavi superano i 100.000 euro, l’uscita dal regime è immediata: da quel
momento si applica l’IVA su tutte le fatture successive. Non si aspetta l’anno dopo.
Dipendenti e pensionati: soglia a 35.000 euro
Chi nel 2025 ha percepito redditi da lavoro dipendente o pensione non superiori a 35.000 euro può
accedere o restare nel forfettario nel 2026. Attenzione: salvo proroghe, dal 2027 il limite tornerà a
30.000 euro.
Spese per collaboratori: massimo 20.000 euro
Limite spesso dimenticato. Se si superano 20.000 euro di spese per collaboratori o dipendenti, si
perde il regime dall’anno successivo.
Aliquota: 15% (o 5% per le nuove attività)
L’aliquota ridotta al 5% si applica nei primi cinque anni di attività, per chi non ha esercitato la stessa
attività nei tre anni precedenti.
La novità operativa: la fattura semplificata
Dal 1° gennaio 2025 i forfettari possono emettere fattura in modalità semplificata anche per importi
superiori a 400 euro. Prima questo era possibile solo sotto quella soglia. In pratica richiede meno
elementi obbligatori rispetto alla fattura ordinaria, ed è una semplificazione concreta per chi emette
tante fatture di piccolo importo — ad esempio professionisti con molti clienti privati.
I tre errori che fanno perdere il forfettario
1. Non monitorare il fatturato durante l’anno
Superare i 100.000 euro senza accorgersene è meno raro di quanto si pensi, soprattutto per chi ha
una commessa importante o incassa fatture accumulate nei mesi precedenti. L’uscita dal regime è
immediata: da quel momento si è tenuti ad applicare l’IVA sulle fatture successive. Chi si avvicina a
quella soglia deve tenere il conto aggiornato mese per mese.
2. Il reddito da lavoro dipendente del 2025 che supera i 35.000 euro
Molti contribuenti scoprono di non poter applicare il forfettario nel 2026 solo al momento di fare la
dichiarazione dei redditi — troppo tardi per rimediare. La verifica va fatta a inizio anno, guardando la
Certificazione Unica ricevuta dal datore di lavoro. Chi invece ha cessato il rapporto di lavoro entro il
31 dicembre 2025 è esentato dal calcolo — ma con alcune eccezioni.
3. La partecipazione in una SRL — il caso più sottovalutato
Questo è il punto più insidioso, perché la norma è articolata e molti pensano erroneamente di
essere al sicuro solo perché hanno una quota di minoranza. La regola prevede che si perda il
forfettario se si verificano entrambe queste condizioni simultaneamente:
✓ Si controlla direttamente o indirettamente una SRL (di regola, chi detiene più del 50% delle
quote)
✓ La SRL svolge un’attività riconducibile a quella esercitata con la partita IVA individuale (stesso
settore, stesso codice ATECO, stessi servizi)
Se manca anche solo una delle due condizioni, il forfettario è compatibile con la partecipazione
nella SRL.
Il controllo di fatto. L’Agenzia delle Entrate può contestare il controllo anche a un socio di
minoranza se, nella realtà, quella persona gestisce la società, è l’unico amministratore, o la SRL
fattura quasi esclusivamente a clienti portati dal socio forfettario. La quota formale conta poco:
conta cosa succede nella realtà.
Il compenso da amministratore. Se si è soci di una SRL e si percepisce anche un compenso
come amministratore, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che questo può far scattare la causa
ostativa. L’unico modo per evitarlo è rinunciare al compenso — o alla carica stessa — entro la fine
dell’anno precedente.
Le società di persone (SNC, SAS). Regola ancora più rigida: basta la semplice partecipazione,
indipendentemente dall’attività svolta, per perdere il diritto al forfettario.
Chi dovrebbe verificare la propria posizione adesso
Se ti trovi in una di queste situazioni, vale la pena fare una verifica prima di fine anno:
■ Il tuo fatturato 2026 si sta avvicinando agli 85.000 euro
■ Nel 2025 hai avuto redditi da lavoro dipendente vicini ai 35.000 euro
■ Sei socio, anche di minoranza, di una SRL che fa un’attività simile alla tua
■ Sei amministratore di una SRL e percepisci un compenso per questa carica
■ Partecipi a una SNC o SAS, anche con una quota piccola
In tutti questi casi, un confronto con il commercialista prima che il problema si materializzi permette
spesso di intervenire in tempo — cedendo la partecipazione, rinunciando al compenso, o
pianificando il passaggio a un regime diverso in modo consapevole.
Hai dubbi sulla tua situazione?
Il servizio eCommercialista è pensato per chi vuole risposte chiare, senza perdere tempo.
Se non sei sicuro della tua posizione rispetto al forfettario — o stai valutando una struttura
societaria che potrebbe interferire con il regime — scrivici direttamente.
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Articolo aggiornato a luglio 2026. Riferimenti normativi: L. 190/2014, art. 1 comma 57; L. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026);
Circolare AdE n. 9/E/2019.
